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Probabilmente gli induisti avranno conati di vomito nel vedere come il loro appellativo, di chiara ed evidente connotazione religiosa, sia stato preso a prestito dalle società con dichiarate velleità capitalistiche per onorare colui che disperde le tenebre e si ripromette con i suoi insegnamenti di portare la luce nei portafogli dei discepoli, ma è innegabile che investitori come Soros, Buffett, Gross o Icahn, forse anche giustificati dalle loro acute riflessioni socioeconomiche, oltre quelle finanziarie, abbiano meritato questo appellativo.

Il guru finanziario è un filosofo, un esploratore e un fine osservatore che è riuscito a coniugare con maestria la sua analisi del mondo con una serie di compravendite che come risultato hanno prodotto elevate performance.
Le performance elevate portano notorietà, anche perchè chi non dispone del fine intelletto dei guru finanziari brama di conoscere i meccanismi e le analisi che hanno portato al successo questi ultimi.

Ogni tanto è possibile scorgere sul web interessanti interviste o report (come ad esempio la newsletter mensile di Bill Gross o quelle di Carl Icahn) oppure si può sbirciare nei fondi gestiti dai vari guru (Icahn Enterprise o la Berkshire Hathaway di Buffett) e si potrà anche decidere di investire una quota dei propri averi nei fondi gestiti dai guru, sebbene alcuni abbiano già da tempo chiuso le porte agli investitori, come ad esempio hanno deciso Carl Icahn e George Soros non molti anni fa, preferendo una gestione meno soggetta a controlli e  che non debba rendere conto a terzi.

Soros tuttavia è stato di penna generosa, scrivendo alcuni saggi che varrebbe la pena leggere anche da parte di chi non è interessato al solo aspetto del Soros investitore ma anche al suo pensiero politico e filosofico.

Caratteristica comune ai guru finora citati, anche se la lista è ovviamente molto più ampia,  la cultura ampia ed aperta su più fronti, il pensiero critico che si esprime oltre i book di contrattazione e una tendenza di fondo alla filantropia.

Le gesta finanziarie dei guru hanno alimentato nel tempo la nascita di un genere letterario che coniuga la crescita personale e il coaching con il vaglio delle operazioni effettuate dal guru di turno esaminato. Tanto è stato il successo di questo genere che anche il neo presidente degli U.S.A. non ha resistito a tali tentazioni ed ha accompagnato una vecchia volpe del settore nella realizzazione dell’ennesimo manuale per diventare imprenditori di successo (Tocco di Mida. Perché alcuni imprenditori diventano ricchi e altri no). Non che Trump non fosse già avvezzo a facili introiti di questo tipo, ricordiamo titoli ancora più consoni al personaggio che abbiamo conosciuto durante la campagna elettorale come “Pensa in grande e manda tutti al diavolo nel lavoro e nella vita”  o dei più rassicuranti “Perché vogliamo che tu sia ricco. Due uomini un solo messaggio” sempre in coppia con la vecchia volpe hawaiana.

Niente a che vedere con i contributi di Soros (“La società aperta”, “La crisi globale. E l’instabilità finanziaria europea” o “La bolla della supremazia americana. Gli abusi dell’American Power”), che ovviamente hanno portato meno introiti rispetto a quanti Trump o Kiyosaki hanno ottenuto con la vendita dei loro libri, ma balza anche facilmente all’occhio (bastano poche ricerche mirate sul web) che il patrimonio di Kiyosaki o Trump è nettamente inferiore e molto meno redditizio rispetto a quelli dei guru descritti prima. Ne consegue che se per il guru Soros l’attività di divulgazione mira principalmente alla diffusione del suo pensiero (focus quindi sul contenuto), per il (para)guru Trump l’attività di divulgazione mira a un guadagno facile e veloce (focus sulla forma).

I testi dei paraguru finanziari sono più letti e comprati perchè la lettura è fluida, richiede poco sforzo (sono rivolti a una platea con bassa preparazione sul campo finanziario e imprenditoriale) ed è divertente. In genere prendono a prestito un copione già osannato dalla cinematografia di successo, descrivendo immancabilmente alcuni passaggi chiave:

  1. Iniziale disfatta in ambito professionale (fallimenti a iosa e possibilmente portafoglio sul lastrico)
  2. Periodo di profonda crisi spirituale con primi passi associati di crescita personale
  3. Rinascita rigogliosa sia sul piano personale che finanziario
  4. Apoteosi finale, con esplosa voglia di condividere il tutto con tanti, possibilmente tantissimi lettori.

Tale è la forza coinvolgente di questo copione, che anche a livello più locale, ognuno nei propri paesi di appartenenza, ha potuto assistere alla nascita di numerosissimi paraguru in ambito finanziario, che spinti da motivazioni (para)filantropiche decidono di condividere le loro tecniche e analisi per portare guadagno nei portafogli dei propri discepoli a fronte di un piccolo tributo mensile o annuale, in completa antitesi con i guru (senza para) che invece decidono di chiudere le porte ai tanti discepoli. Tant’è che un dubbio che spesso attanaglia il novello investitore riguarda proprio questo aspetto: perchè mai un (para)guru dalle (auto)dichiarate capacità offre a fronte di un piccolo tributo eccellenti e fantastiche performance ai suoi adepti, dovendo per tale attività impiegare notevoli risorse di tempo e di organizzazione, quando lo stesso tempo potrebbe essere impiegato nel produrre utili per il proprio tornaconto, o speso per il proprio sollazzo?

Le risposte sono molteplici, spesso ben articolate, ma non tutte verosimili. Il coaching ha una sua effettiva utilità, i corsi di formazione pure, ma discernere tra guru plausibili e paraguru in un panorama di formatori e fornitori di occasioni di investimento sempre in crescita è già di per sé arduo.

Una prima grossolana selezione si può appunto ottenere distinguendo i fornitori di segnali dai formatori. I primi puntano sulla pigrizia intellettuale per la selezione dei propri discepoli, i quali sospinti dall’avidità e da abitudini iperconsumistiche vogliono evitare di fare un percorso formativo, ma vogliono giungere direttamente alla ciliegina sulla torta senza indossare il grembiule da pasticcere. In genere siffatti discepoli sono un pesante fardello da tenere a bada, poichè questi acquistano, oltre i segnali, la de-responsabilizzazione del proprio operato, rimettendo ai formatori l’attribuzione sia del merito che delle colpe.
I formatori richiamano invece discepoli più idonei allo studio e alla autocritica, sono più propensi ad indossare il grembiule prima di arrivare alla ciliegina e sono spesso capaci di proseguire autonomamente il percorso iniziato, risultando meno propensi alla fidelizzazione rispetto ai loro simili intellettualmente pigri.
Immancabilmente è possibile trovare sul mercato figure miste, fornitori-formatori che non vogliono lasciare per strada possibili discepoli appartenenti all’una o all’altra categoria.

Altro problema non da poco, è il passaggio a miglior vita di molti eccellenti guru e formatori, o la difficile raggiungibilità di altri. Ma prima di disperarsi per non potere o aver potuto cogliere l’opportunità di conoscere questi mentori, si può porre rimedio semplicemente facendo un salto in libreria, dove sono ancora disponibili perfino i maestri dei attuali guru. Un salto da Benjamin Graham, o da Nassim Taleb, o da un paio di banchieri centrali non potrà che fornire eccellenti spunti di riflessione e di crescita sia personale che finanziaria, e con garanzie comprovate da decenni di storia.

Per evitare di incappare nei paraguru, è importante non atteggiarsi a para-discepoli, conditio sine qua non per imboccare la giusta strada e porsi le giuste domande. Le risposte, sopratutto di questi tempi, è possibile trovarle a buon prezzo ma non scontate sulla fatica e sulla concentrazione necessaria per comprenderle.

Buone letture.

 

 

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