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Si prepara alla quotazione in borsa Snap Inc, la parent company di Snapchat.

Per chi avesse vissuto in una caverna negli ultimi mesi:
Snapchat uno dei social piu’ in voga tra i teens (e non): l’ app consente di scambiarsi foto o video di breve durata, che si cancellano automaticamente una volta visualizzati, l’ ideale per chi vuole mandarsi immagini boriose, divertenti e talvolta compromettenti.
Il CEO è Evan Spiegel, 26enne californiano, partner della supermodella Miranda Kerr

Il ragazzo ama le feste, farsi vedere con celebrità o guidare veloci auto sportive.
Non un buon biglietto da visita per chi dovrebbe migliorare le performance della propria azienda e si prepara al lancio in borsa, ma d’ altronde Snap è una compagnia famosa per la sua “bro culture”.

Dal recente S-1 sappiamo che il CEO otterrà un ulteriore 3% in RSU, consegnategli subito dopo la collocazione in borsa.
Nessuna azione collocata all’ IPO avrà diritto di voto, prima volta nella storia.
Così facendo Spiegel  e il suo co-founder Bobby Murphy si assicurano il controllo di Snap, anche se venissero licenziati e/o si ritirassero. Al momento i due possiedono il 43% della società.

Direi che sono buoni campanelli d’ allarme per evitare questo collocamento.

Passiamo a qualche numero in piu:

La valutazione implicita dell’ azienda dovrebbe attestarsi attorno ai 25miliardi

Nel 2016 le vendite ammontano a 404milioni e la compagnia ha totalizzato una perdita netta di 500milioni.
Attualmente Snap è cliente di Google a cui paga $2miliardi in 5 anni per l’ utilizzo del cloud space, Amazon Web Services è un altro grosso fornitore di Snap, il contratto ammonta ad $1miliardo per 5 anni.

Cosa se ne farà Snap di tutto quel cloud?
Presumibilmente è un modo per conservare quelle immagini e video, talvolta compromettenti, che gli utenti ritenevano cancellate per sempre.
Siamo nell’era in cui i dati hanno immenso valore e il diritto alla privacy non conta piu’ nulla.

Con una valutazione di 25miliardi, il rapporto prezzo/vendite si aggira attorno ai 65x. Ben piu’ elevato rispetto a quelli di Twitter, Facebook o altre compagnie rivali nello spazio delle SaaS.
Per un’ azienda che deve ancora trovare la profittabilità e che ha una crescita degli utenti non piu’ esplosiva, è sicuramente un multiplo molto costoso.

Snap deve guardarsi le spalle da Instagram – controllata da Facebook – che con le sue “stories” è in grado di fornire una UX (user experience) molto simile a quella offerta da Snapchat. Da quando è stata introdotta questa feature, la crescita dei DAU (daily active user) per Snap è stata solo del 3.27% QoQ.

Inoltre il servizio si basa sull’ invio di video, che notoriamente consumano banda : non è un servizio fruibile in paesi emergenti in cui la connessione internet sullo smartphone ha ancora prezzi elevati rispetto al reddito disponibile. Questo pone un ulteriore tetto alla crescita globale dell’ azienda.

 Particolare è la scelta di Snapchat di considerarsi una “camera company” e non una “social media company”:

Snap is pitching itself to Wall Street as a “camera company”. After reading Snap’s S-1, we think “camera company” is a much better choice than “advertising-sales company that lost $500 million last year due to server costs”

Indubbiamente Snapchat offre prodotti hardware da divertimento, come gli spectacles:

Occhiali che consentono di fare brevi video senza bisogno di tirare lo smartphone fuori dalle proprie tasche.

Che considerarsi una produttrice di lenti e camere sia un modo per emulare la performance di GoPro, che ebbe uno strepitoso IPO nel 2014?


A distanza di due anni e mezzo, degli enormi profitti ottenuti comprando all’ IPO di GoPro non è più rimasto nulla, anzi…

Che Snap sia destinata a fare la stessa fine?

By @idontg1veafu

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